Glossario
CLASSICA INCAPPUCCIATA : Le fodere sono uguali al tessuto della cravatta. Per tale particolare e
preziosità molti amano definirla: incappucciata.
COLORI: per molto tempo, qualunque colore deciso o vivace su una cravatta sembrò un'impudenza.
Negli anni Cinquanta del secolo scorso, finalmente, la luce fu: si videro apparire colori chiari e delicati come lo champagne rosè o il tortora.
Negli anni Ottanta, Armani in Italia e Joseph Abboud negli Stati Uniti ci fecero apprezzare raffinati toni neutri che evocavano la terra, la pietra, declinati in particolari marroni, grigi, verdi. Tutti questi colori non erano molto difficili da abbinare. Ma da alcuni anni la moda vuole cravatte più vistose e multicolori.
Per associare al meglio i colori della cravatta e della camicia, il più ovvio buon senso porta a guardarci da due rischi:
il primo è indossare una cravatta che non contrasti almeno un po' con la camicia, perché la prima, se non la sola, funzione della cravatta è quella di essere vista.
Il secondo rischio è relegarsi in un elementare e triste “tono su tono”: cravatta rossa su camicia rosa, cravatta blu su camicia azzurra.
Il contrasto più armonioso può essere ottenuto soltanto contrapponendo due colori diversi ma compatibili, come un'associazione di colori complementari: il blu e l'arancio, il verde e il rosso, il giallo e il viola. Nell'incertezza, una buona regola consiste nell’accostare un colore primario a uno secondario in cui è presente il primo: rosso e mattone, blu e verde, ecc.
Si deve anche tener presente che un’impressione di armonia risulta dall’accostamento di almeno tre colori. Perciò per una camicia in tinta unita l’ideale è una cravatta in cui siano presenti almeno due colori: uno che contrasti con quello della camicia, e sarà questo il colore predominante della cravatta, e un altro che richiami il colore della camicia, senza arrivare al “tono su tono”.
EFFETTI: la seta, regina dei materiali per cravatte, si presta ad effetti a volte sofisticati. Per l’abbigliamento molto ricercato esistono sete a effetto moirè, dai bei riflessi cangianti e sinuosi. Il procedimento per ottenere l'autentico moiré consiste nel torcere e schiacciare
fili che determinano la grana del tessuto per modificarne la superficie in modo che rifletta la luce secondo un motivo preciso. Un tempo prestigiosa specialità di Sulka, questo tipo di seta purtroppo non viene più prodotto.
Oggi Sulka propone sete tessute che imitano il moiré. Allo stesso livello di eleganza, ma declinato in modo più moderno, ritornano le cravatte plissè (pieghettate), che fecero una timida apparizione negli scorsi anni Cinquanta. Le pieghe della seta, ottenute tramite pressatura a caldo, conferiscono alla cravatta un'incantevole vaporosità.
Claude Montana, i cui stilisti di cravatte sono tra i più inventivi, propongono meravigliose sete sgualcite (un effetto che si ottiene per calandratura) e floccate, ossia che imitano il velluto (il floccaggio consiste nell'applicare sul tessuto, per mezzo di collanti, fibre di cotone che formano una corta e fitta peluria).
Un sempre maggior numero di produttori propone da qualche tempo cravatte in seta lavata che imita la lana e il tweed. Per ottenete questo effetto, si elimina la naturale lucentezza della seta sottoponendola a sfregamento entro grandi lavatrici in cui si introducono sabbia o pietruzze. Una lavorazione particolare, infine, conferisce alla seta la più soave consistenza: la gommatura. Si tratta di un procedimento che consiste nell'utilizzare un appretto a base di gomma nel quale si immerge la seta delle cravatte affinché assuma una consistenza vellutata, simile a quella del daino della pelle di pesca. La gommatura viene utilizzata per le cravatte in autentico madder, specialità britannica.
FATTA A Mano: vi sono tre modi di confezionare una cravatta: interamente a mano, a macchina con rifiniture a mano e interamente, o quasi, a macchina. Gli artigiani specializzati nella lavorazione interamente a mano, che sono in genere lavoratori a domicilio, possono completare non più di dieci cravatte in un'ora. Le case che si rivolgono a questi confezionatori avranno la garanzia della perfetta qualità di ognuno dei pezzi prodotti, senza eccezioni. I grandi sarti, che propongono cravatte di qualità eccellente ma più di serie, preferiscono la categoria intermedia, quella della lavorazione a macchina con rifiniture a mano.
Tutto comincia con il taglio. Nelle buone cravatte il tessuto è tagliato in sbieco e recisamente secondo un angolo di 45 gradi rispetto alla cimosa. In media si tagliano da quattro a cinque cravatte in un metro di tessuto, tenendo conto della posizione di eventuali motivi. Quindi si assemblano, con la macchina per cucire, i due o i tre segmenti del tessuto esterno.
Quindi si ribattono con il ferro da stiro le cuciture. e questa è una delle poche operazioni che non è possibile eseguire a macchina. In compenso l'operazione seguente, che consiste nel cucire le fodere alle estremità dei lembi, si esegue a macchina. Poi viene la fase cruciale: l'inserimento della triplureo “anima”, seguito dalla chiusura dell'involucro esterno per mezzo di un lungo filo che viene cucito longitudinalmente da un'estremità all'altra e che fissa anche la triplure. Per questa operazione, particolarmente delicata perché nell'applicare la fodera
si deve evitare di trapassare con l'ago la parte visibile dei lembi, esiste una macchina detta “liba”. Infine si rivolta l'involucro esterno (l'operazione precedente è stata infatti effettuata sul rovescio) per mezzo di una bacchetta e si fanno rientrare le estremità della triplure nelle tasche formate dai due pezzi di fodera. Resta quindi da cucire a macchina l’etichetta ed eventualmente il passantino.
MANO: i grandi appassionati della cravatta che ne sono anche intenditori amano utilizzare, a proposito di questo accessorio, una bellissima espressione per definire una sensazione particolare: la “mano”. Le cravatte hanno forme, colori, motivi, ma hanno anche la “mano”, vale a dire l’impressione tattile che si avverte quando le si carezza e palpeggia per apprezzarne il materiale, il peso, la consistenza, la vaporosità. A conferire una bella “mano” concorrono numerosi fattori: la natura e la qualità del tessuto, la qualità della triplure, o anima, determinate rifiniture, la cura della confezione. Una bella “mano” è ciò che cercano i veri intenditori, per i quali la cravatta non è soltanto un linguaggio e un ornamento, ma un oggetto delizioso al tatto, che deve essere al tempo stesso carezzevole e compatto come un'epidermide. Ciò che crea questo piacere, partendo da un semplice filo, è l’esperienza di decine di artigiani e di tecnici di alto livello.
MATERIALI: la scelta quotidiana della cravatta spesso comporta anche la scelta del materiale più adeguato. Alcune semplici regole possono facilitarla: per esempio, dato che un clima non può essere al tempo stesso equatoriale e polare, non c'è alcuna valida ragione per portare d'estate una cravatta di lana con una giacca di lino e fare il contrario d'inverno. In via generale, ci si preoccuperà soprattutto dell'armonia tra i diversi tipi di lucentezza o i diversi tipi di tessitura. Non è il caso di accostare una cravatta in twill o in raso, particolarmente morbida, con una lana ruvida o con un cotone rigido. A questo proposito, una regola utile stabilisce che è bene scegliere una cravatta la cui armatura richiami quella della camicia o della giacca: un abito in sergé (o saia) richiede una cravatta in sergé, in twill oppure in reps, tutte armature che presentano coste fini. Allo stesso modo, una giacca in lino si abbina perfettamente a una cravatta in shantung,
e una giacca di tweed a una cravatta in lana, certamente, ma anche a una cravatta la cui tessitura nattè ricorda l'irregolarità della lana cardata.
Infine, il materiale della cravatta deve accordarsi con l'occasione: inutile dire che una seta riccamente tessuta è più adatta alle serate eleganti che a una giornata di lavoro in ufficio, mentre per il twill stampato o per il cotone vale il contrario.
MOTIVI: un pullulare di pois multicolori, un dromedario, un frammento di mosaico, un alternarsi di righe, un motivo cachemire, un mazzo di fiori, un giocatore di polo, una geometria azteca: oggi l’universo raffigurato sulle cravatte è di un'immensa varietà, moltiplicata da quella dell'esecuzione dei disegni, dalla qualità delle loro differenti tessiture, dalle sfumature dei colori. L'intenditore può scegliere tra il classico e l’effimero, il serio e l'allegro, il timido e l'audace, il giudizioso e l’arrogante, lo sportivo e l'elegante.
Dopo l'universale trionfo della cravatta lunga, intorno al 1930, tutta la poesia di questo accessorio si esprime nei suoi innumerevoli motivi. Certamente la cravatta non ha aspettato di assumere la forma attuale per adornarsi di disegni. Ma la regola generale rimaneva l'unito, e preferibilmente il bianco o il nero. Gli specialisti esaminano i motivi tenendo conto soprattutto della loro esecuzione e del modo in cui sono disposti sulla cravatta, più che del loro genere o stile. Proprio la disposizione dei motivi influisce in parte sul procedimento di tessitura, e a volte sulle operazioni di stampa e confezione; d'altra parte conferisce spesso alla cravatta il suo stile, almeno tanto quanto il motivo in sé. L'espressione “cravatta a fiori'', per esempio, può riferirsi tanto a una cravatta “tranquilla”, con un piccolo motivo di margherite ripetuto regolarmente, quanto ad una cravatta esuberante, esaltata da un solo grande girasole posto al centro.
Alle frequenti disposizioni dell'all over e dei grandi disegni si aggiunge l'ormai raro motivo “piazzato”, che compare una sola volta sulla cravatta mentre il nodo rimane in tinta unita. Il motivo deve stare proprio sotto il nodo, o anche in posizione equidistante dal nodo e dal punto in cui si sovrappongono i risvolti della giacca.
SETTE PIEGHE: il primato assoluto della confezione di lusso delle cravatte spetta a poche ottime case produttrici, quali Charvet e Madelios a Parigi, Robert Talbott in California, Ermenegildo Zegna a Milano. Esse hanno infatti ripreso una tradizione che era scomparsa: quella della cravatta “sette pieghe” o in “tutta seta ripiegata”. Molto in voga, ma già molto costosa, negli anni Venti e Trenta del secolo XX, è una cravatta senza triplure (o “anima”).
I bordi vengono ripiegati sette volte prima di essere cuciti, formando così l’interno
della cravatta.
Si tratta di una lavorazione che esige una quantità di seta maggiore di quella abituale, e a ciò è dovuto il prezzo elevato di queste cravatte. Vi è un solo inconveniente: poiché la pezza di seta viene usata in modo da dare spessore alla cravatta, questa difetta un po' in lunghezza. In compenso, la tenuta e il modo di cadere sono ineccepibili, come vuole l’incomparabile qualità della seta. Quanto alla loro “mano”' così intensa e leggera, inutile dire che raggiunge il sublime: questo piccolo cumulo di seta dà, semplicemente, fremiti di piacere.
SFODERATA : è una cravatta sartoriale sfoderata con l'orlino interamente cucito a mano
che la fa diventare leggera, comoda e morbida. Il vero tocco di raffinatezza.
STAMPATA: essendo generalmente meno costosa e di aspetto più semplice della cravatta in seta tessuta, e potendo presentare tutti i motivi inimmaginabili, la cravatta stampata è la più diffusa tra le cravatte in seta. Ma accanto ad articoli a buon mercato esistono cravatte stampate con grande finezza di disegni e con colori molto sofisticati. Nella stampa su seta, gli imprimé (ossia i motivi stampati) che presentano grande ricchezza di disegni e di colori sono ottenuti per “giustapposizione”: i singoli colori vengono infatti stampati in successione sulla seta cruda (nella maggior parte dei casi, la seta delle cravatte stampate è un twill, la cui armatura sergé, o saia, presenta coste diagonali molto fini). Ogni colore viene applicato su un metro circa di tessuto attraverso uno schermo in poliammide che funge da matrice di stampa.
Alcune sue parti, delimitate con precisione, sono permeabili, in modo che il colore possa attraversarle e risulti così stampato solo sulle aree interessate. Per un tessuto a cinque colori sono perciò necessarie cinque matrici diverse, che vengono posizionare in successione sulla medesima superficie. Quanto più numerosi sono i colori della cravatta, tanto maggiore sarà il numero di matrici necessarie alla stampa e quindi tanto più alto il costo di fabbricazione.
Le cravatte che si producono oggi richiedono mediamente da quattro a cinque matrici. Ma se si osservano attentamente le più belle cravatte stampate, come quelle di Hermès o di Ferragamo, si potranno contare sei, otto e persino dodici colori diversi. La casa parigina Léonard propone addirittura cravatte a grandi disegni figurativi che, a seconda dei modelli, presentano da dodici a ventisei tonalità: sono infatti le più care del mondo.
TESSITURA: la fabbricazione di una seta tessuta per cravatta è un lavoro di alto livello tecnico. Una volta decisa la struttura del tessuto e ideato il disegno della cravatta, si dà inizio alla lavorazione, presso il tessitore o un professionista specializzato, secondo un procedimento inventato nei setifici di Lione, detto “messa in carta” e che consiste nel rappresentare su un foglio di carta quadrettato il modo in cui devono combinarsi i fili dell'ordito e della trama, ossia l'armatura, che costituirà la struttura del tessuto e permetterà di riprodurre il disegno nei minimi dettagli. Questo lavoro molto lungo e minuzioso, tanto più complesso quanto più il disegno è ricco di varianti di armatura e di sfumature di colori, è stato svolto fino a tempi recenti esclusivamente a mano, mentre oggi viene effettuato quasi sempre su computer. Lo schema su carta viene poi riportato sul cartone del telaio per mezzo di un meccanismo detto “leggìo” oppure attraverso uno scanner che trasmette i dati ad una perforatrice; il cartone perforato viene quindi posizionato sul telaio. Attualmente esistono telai elettronici in cui la funzione del cartone perforato è svolta da un semplice disco numerico.
I fili tinti che vengono installati sul telaio sono stati “scopinati”: avendo perso parte del loro peso durante la tintura a caldo vengono immersi in un bagno di appretto vegetale o in una soluzione ricca di sali metallici perché riacquistino Ia consistenza originaria. Questo procedimento contribuisce ovviamente alla “mano” delle cravatte. Le più belle sono tessute in filo di seta continuo, senza l'impiego di bavelle, ossia dei fili discontinui ottenuti dalla filatura di cascami di seta. Le bavelle sono in genere utilizzate per la seta delle cravatte scampate, che generalmente hanno minore lucentezza rispetto a quelle tessute.
TESSUTA: poiché consente la realizzazione di morivi di grande finezza e dall'incomparabile ricchezza di testure e di rilievi, la seta tessuta o “tinta in filo” costituisce il non plus ultra in materia di cravatte. Per l'uomo rappresenta la sola possibilità di usare per il proprio abbigliamento tessuti estremamente sofisticati. L’armatura tela, la più comune, dà il reps (a larghe coste longitudinali), l'ottoman (a coste trasversali), il crépe (la cui superficie granulosa si ottiene tramite una forte torsione dei fili) e la faille o faglia (dalla grana decisamente più marcata e a coste trasversali). L'armatura sergè o saia, più frequente nelle cravatte stampate, presenta coste oblique. L'armatura satin o raso, infine, dà appunto il raso, ossia la più lucente, la più liscia e la più morbida delle sete tessute, in quanto la sovrapposizione di almeno quattro fili di trama a un filo di ordito (o viceversa) elimina qualunque asperità della superficie.
Sulle cravatte più belle si possono anche vedere armature derivate dalle precedenti, i cui stessi nomi indicano il risultato ottenuto: natté (da natte, “stuoia”), sablé (letteralmente, “sabbiato”), cannelè (cannellato). Per colmo di raffinatezza, le cravatte tessute presentano molto spesso una combinazione di queste diverse armature, o una variante della medesima armatura: motivi cachemire in reps e in sergé, motivi a scacchi in cui si alternano reps, sergé e sablé, righe o pois in reps di diverse dimensioni. Grande specialista di questo tipo di cravatte, Charvet propone, tra le altre meraviglie, cravatte in cui su un fondo di risaltano piccoli rettangoli la cui parte centrale è in satin e la rimanente in natté. Si possono infine trovare cravatte in sottile garza di seta e derivate da queste ultime ma adorate da alcuni “patiti”, cravatte in grenadine. Questa sera leggerissima (il tessuto imita la garza) ha un aspetto che ricorda un po' la maglia, per la sua tessitura volutamente allentata. |